Comunicazione Aumentativa Alternativa presso la Pediatria Ospedale Sant'Anna

Comunicazione Aumentativa Alternativa presso la Pediatria Ospedale Sant’Anna

4 Gen 2019
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Parte il progetto di Comunicazione Aumentativa presso la Pediatria del Sant’Anna

Una Pediatria sempre più accogliente grazie alla Comunicazione Aumentativa Alternativa. Il reparto dell’Ospedale Sant’Anna di San Fermo della Battaglia e il Pronto Soccorso Pediatrico sono stati allestiti con apposite immagini adatte a interagire con i bambini più fragili che hanno problemi cognitivi.

Il progetto, sostenuto dall’Associazione S.I.L.V.I.A. onlus, è stato presentato venerdì 28 settembre 2018 dal Dott.  Angelo Selicorni, primario della Pediatria del Sant’Anna,  Lydia Salice presidente dell’associazione S.I.L.V.I.A. onlus, e Franca Bottacin presidente Abio Como.

In un aula gremita di persone la dottoressa Nataly Vivenzio, psicologa Centro Sovrazonale CAA, UONPIA, Fondazione IRCCS Ca’ Granda Ospedale Maggiore Policlinico ha relazionato illustrando Indicazioni e potenzialità della CAA.

Hanno portato infine la loro testimonianza Greta Zotti, mamma di un bambino affetto da una sindrome genetica rara e la nostra segretaria Sonia D’Ambrosio mamma di Salvo che ha presentato il percorso scolastico fatto da Salvatore, riportando un’esperienza dell’utilizzo della CAA sia presso la scuola dell’infanzia che presso la scuola primaria.

 

La CAA

La Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA) è una modalità di comunicazione che facilita e migliorare la comprensione e la relazione di tutte le persone che hanno difficoltà a utilizzare i più comuni canali come, ad esempio, il linguaggio orale e la scrittura abbinando la terminologia con dei simboli.

“E’ un’area della pratica clinica – ha spiegato il primario Selicorni – che cerca di compensare la disabilità temporanea o permanente di persone con bisogni comunicativi complessi. La CAA utilizza e valorizza tutte le competenze comunicative della persona, includendo le vocalizzazioni o il linguaggio verbale esistente, i gesti, i segni, la comunicazione con ausili e la tecnologia avanzata. Non va quindi intesa come una particolare tecnica riabilitativa ma rappresenta un sistema flessibile su misura per ogni persona, da promuovere in tutti i momenti e luoghi della vita poiché la comunicazione è per ognuno di noi necessaria e indispensabile in ogni momento, e non solo nella stanza di terapia”.

I potenziali fruitori sono le persone con disabilità cognitiva che possono utilmente utilizzarne le strategie come veicolo per lo sviluppo di un’esperienza significativa di comunicazione, verso lo sviluppo di una competenza verbale o come modalità principale con cui la persona esprime le sue scelte e i suoi sentimenti.

Altri ambiti di applicazione della CAA sono le diverse situazioni di disabilità sviluppata in età adulta, in pazienti che hanno subito traumi o che sviluppano condizioni quali sclerosi laterale amiotrofica, Alzheimer, afasia grave, ictus, sclerosi multipla.

Infine, la CAA è una proposta interessante per le situazioni in cui la comunicazione è temporaneamente preclusa lungo i canali tradizionali: in terapia intensiva, in pronto soccorso, per i primi approcci con la lingua locale da parte di persone straniere.

 

Il progetto

Il progetto messo a punto all’Ospedale Sant’Anna è stato sostenuto dall’Associazione S.I.L.V.I.A. onlus ed è parte integrante del più ampio Progetto “Bambini Fragili”. “E’ il nostro modo concreto di dire a questi bambini e queste famiglie speciali che sono importanti per noi e che vogliamo avere la massima cura di tutti loro”, ha aggiunto il primario.

 

E’ per questo che gli ambienti comuni del Reparto di Pediatria e del Pronto Soccorso Pediatrico e alcune stanze di degenza sono stati “etichettati” con i simboli della CAA. E’ stato inoltre preparato una sorta di vademecum in più copie che attraverso i simboli della CAA spiega al bambino chi sono le figure professionali del reparto e come si svolgono le più frequenti procedure diagnostiche e terapeutiche.

 

Anche il libretto che racconta la storia di Yanez, pupazzetto mascotte del reparto, è stato “tradotto” con i simboli della CAA. L’obiettivo è quello di far sentire a loro agio i piccoli degenti e contenere stress e paura legati al ricovero.

Il progetto sarà esteso in futuro anche ad altri reparti e ambulatori dell’Asst Lariana.